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l’incompiuto
cinema
Il vento del cinema
torna ad animare l’incantevole isola di Procida nelle inconsuete
date del 6 e 7 dicembre 2008
con un primo appuntamento sul tema l'incompiuto
cinema proposto dal direttore artistico Enrico Ghezzi.
Dal mattino alla sera
si susseguiranno, come di consueto, incontri, dibattiti e proiezioni nelle
sale del
Cinema Procida Hall (Via Roma, 84, Marina Grande).

l’incompiuto cinema
D I E N R I C O
G H E Z Z I
(N.A.M. – nota anche male – ... Non è solo buffo, che
questo incontro de “Il Vento del Cinema”, a lungo pensato
e rinviato, dedicato all’incompiuto, approdi infine a Procida in
data improvvisata e disagiata, e anch’esso improvvisato.
Il nostro gioco autonomo fino alla follia non è contemplato dalle
agende politico-amministrative correnti. Per cui, messa subito tra parentesi,
va detta anche questa incompiutezza nostra, questo non-finito insieme
necessario e obbligato. Non ce ne lamenteremo mai, e a maggior ragione
ringraziamo tutti gli amici e i partecipanti. I finanziamenti ci ignorano
o quasi.
Non ci facciamo comunque prendere dalla “finansia”.
Buona visione).
la vita involontaria
Il cinema in sé, produzione di innumerevoli farfallamenti scheggiature
sezionamenti spaziali, è insieme la manifestazione di un’impossibilità
materiale (se non per il nuovo pubblico collettivo che Benjamin intravedeva)
di essere colto e soddisfatto e compiuto nella visione, e la cristallizzazione
immediata (e direi: più volte immediata, ovvero ripetuta nell’immediatezza)
di un gesto mai realizzato.
È il cinema stesso a restare nonfinito. Non in quanto alle possibilità
“artistiche” e agli usi sociali, per quanto solo allusi e
ampiamente delusi. La limitazione del quadro, del “frame”,
non è la più importante ma la prima e più semplicemente
visibile tra le non finitezze del cinema. Anche lo spettacolo si è
accontentato di quel limite, e anzi si è basato su di esso, sia
per comodità artistica e di mercato, per riconoscibilità
e automatismo della macchina, che per difesa dall’eccesso dell’entusiasmo
visionario e dalla promessa di un’utopia della visibilità
assoluta o di un altro stato o di un’altra dimensione del mondo.
Non si può non ricordare la malinconia dell’arrivo celebre
del treno Lumière. Un arrivo cauto, normale, un fermarsi ovvio.
Quel treno già arrivato sembra non dover ripartire mai, se non
facendo scorrere in senso inverso la bobina con le sue immagini fisse.
Immagine precisa di un’utopia impossibile, di una macchina dal funzionamento
evidentemente rudimentale, che non è in grado
di reggere il peso di se stessa, il peso delle speranze che essa stessa
promuove.
Da una parte, l’immagine fotografica fintamente mossa è veramente
il compiersi di un processo tecnico, quello del
ri-prendere e ri-prendersi secondo una “somiglianza” garantita
in partenza senza sforzo dal meccanismo.
“In partenza”. Ecco appunto quel che manca. Stucchevole (per
quanto più malinconico che dolce) alludere ancora una volta al
viaggio di solo ritorno?
Che il cinema ci fa compiere inavvertitamente e quasi da clandestini che
non pagano il biglietto, passeggeri travestiti da spettatori…
Certo il cinema sembra essersi smisuratamente realizzato, anche proprio
al suo resistere tecnico artistico industriale sul proprio limite. I
suoi momenti di fioritura, tra autori prorompenti ed esibiti e autori
nascosti nelle pieghe del meccanismo di servizio alla macchina, sono inestimabili;
alcune decadi hollywoodiane (senza bisogno di fare nomi) sono paragonabili
a immense cappelle sistine.
E squarci di cinema estremo ed eccentrico bastano a far pensare e a far
intravedere dietro altri veli altri cinemi altre visioni. Ma sono sempre
squarci (sublimati nella scena del cinema del più compiutamente
compiuto e infinito dei film incompiuti, il Don Chisciotte di Welles),
quasi pie illusioni e allusioni
di un’immagine ulteriore.
Più spietatamente illuministici, i Lumière stessi vedevano
quali esiti cinematografici futuri rilevanti: l’intensificazione
del controllo sociale poliziesco mediante la registrazione visiva; una
certa qual limitata immortalità dei corpi grazie al persistere
delle loro immagini filmate da vivi.
Nonostante uno sforzo in certo senso globale in questa direzione, per
via soprattutto televisiva nell’ultimo mezzo secolo, è palese
l’incompiutezza in questo campo; per fortuna o sfortuna, i soggetti
di queste comprensibili e comunque immaginabili umane aspirazioni non
possono essere umani.
Le registrazioni eccedono in qualità e quantità la capacità
di controllo e esame di esse cui possiamo ambire. Il soggetto di tale
capacità non è l’umano, o non è l’umano
che fino a oggi si riconoscere.
Ecco. Sul piano del ritrarsi, del gigantesco “autoritratto globale”
antropologico fatto da “altri” o da altro, del ritrarsi da
esso o dell’aderirvi, se pensiamo al ruolo dell’immagine e
del vedere le immagini e infine del vedere se stessi in immagine, possiamo
avvertire il senso di uno stadio dello specchio esteso a tutto il genere
(umano), l’assomigliare sempre più a se stessi in un ritmo
sempre più intenso di rimbalzo di immagine.
Provare a discernere il cammino di questo riflesso, i suoi percorsi interrotti,
sarà il gioco a Procida in questi due giorni. Sapendo che la storia
del cinema è doppiamente incompiuta, e che costruendosi squaderna
la propria impossibilità (tragico il Marc Bloch che sente unica
possibilità dello storico il partire dall’immagine del presente
– quella che ci illudiamo di percepire meglio – per poi sbobinare
all’indietro la storia tra buchi salti cancellazione.
Tra il film tedesco che insegue a brandelli quarantacinque anni di vita
di un gruppo di umani (producendo un grande cinema “invisibile”)
e la concezione “cinema” più avanzata mai sentita fino
a oggi, quella di Rossellini che parte dall’invisibile del cinema,
considerando il cinema stesso come una sorta
di “uomo invisibile”, quasi che il “frame” fosse
già caduto, i cineasti presenti, con le loro ossessioni di film
fatti e da fare, si confronteranno con la possibilità di disfare
il cinema senza farlo riposare mai in un calco, e con l’orrore lieve
della «momie du changement» (Bazin) che è il cinema
fino a oggi, sintesi quasi mai esperita di vivo e di morto, passaggio
fermo tra i due stati.
(Per il momento, vedendo il treno vuoto che aspetta, potremmo parafrasare
un celebre motto: non è il cinema a mancarci, siamo noi che manchiamo
al cinema.)

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E S T I V A L
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2001
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2004 |
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2005 |
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2006 |
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2007 |
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2008
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2009 |
for info:
334 1824704
ventodelcinema@gmail.com
P
R O G R A M M A
Tutte
le proiezioni e gli incontri sono ad ingresso gratuito.
Parteciperanno
tra
gli altri:
Artur
Aristakisyan, Jacques Grandclaude, Amir Naderi,
Marino Niola, _mar.core [aka Marco Rocca]
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programma
SABATO
6 DICEMBRE 2008
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11.00
Combat d'amour en songe
(Pugna d'amore in sogno, Francia-Portogallo, 2000, 122')
di Raúl Ruiz
con Melvil Poupaud, Elsa Zylberstein, Lambert Wilson,
Christian Vadim, Diogo Dória
Come in un racconto per bambini, in cui il tesoro che si cerca è
la storia stessa. Un giovane dal cuore puro, partigiano della libertà
di pensiero, si trova a confrontarsi con la pressione sociale che spinge
ad arricchirsi con qualsiasi mezzo. Un gruppo di bambini ciechi tenta
di aprire gli occhi ai non credenti nella fede cristiana. Un bordello
di ex suore viene giustificato dalla necessità di pagare l'affitto
del convento. Si tratta di paradossi che contengono una certa dose di
ironia e che trasformano questo racconto per bambini in una fiaba filosofica.
Strane anomalie fisiche, borse sempre piene di denaro, manoscritti indecifrabili,
città invisibili, custodi loschi, altrettanti elementi essenziali
a questo tipo di storie che vengono alternati a discussioni filosofiche
e teologiche, rafforzando l'atmosfera di mistero e di suspense.
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13.30
Rossellini 77
a cura di Jacques Grandclaude
(Italia-Francia, gennaio-maggio 1977, 114')
Articolato attorno all'ultimo film di Rossellini (Le Centre Georges Pompidou,
girato qualche mese prima della sua morte) il trittico Rossellini 77 è
una sorprendente immersione nel processo creativo del regista pensatore,
figura emblematica del neorealismo. Riuniti e proposti per iniziativa
di Jacques Grandclaude, ultimo produttore e compagno di viaggio del regista,
i tre documenti che compongono il programma ci invitano a gettare uno
sguardo inedito sull'opera di uno dei cineasti maggiori del XX secolo.
1. In Rossellini au travail, documentario
di 40 minuti, troviamo preziose immagini, selezionate tra più di
20 ore di riprese, in cui Grandclaude riprende il processo di creazione
del suo documentario consacrato al Centro Georges Pompidou.
2. Le Centre Georges Pompidou, l'ultimo
film realizzato da Rossellini, girato in occasione dell'apertura al pubblico
dell'edificio.
3. Le colloque de Cannes, documento
di 16 minuti montato a partire da 6 ore di riprese, è la sintesi
filmata del dibattito animato da Rossellini in parallelo alla sua presidenza
della giuria del Festival di Cannes del 1977.
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15.30 – 19.00
Jam session con registi, filosofi,
critici e pubblico
Segnaliamo al momento che nel corso degli incontri
Marino Niola presenterà
il suo volume Lévi-Strauss. Fuori di sé,
in uscita per le edizioni Quodlibet in concomitanza con il compleanno
del grande antropologo (100 anni il prossimo 28 novembre). È l'occasione
per commentare brani da alcune rare interviste filmate realizzate da Paolo
Caruso per la Rai nel 1977.
Jacques Grandclaude parlerà
del suo lavoro in corso sui filmati e sui pensieri dell'amico Rossellini
nell'ultimo anno di vita (mostrando nuovi materiali inediti)
Amir
Naderi, il grande regista iraniano, da più di 25
anni residente in Usa, affronterà il tema l'incompiuto
cinema attraverso le proprie opere e i progetti in corso
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19.00
Marathon – Enigma a Manhattan
(Usa, 2002, 75')
di Amir Naderi
con Sara Paul, Trevor Moore
Una ragazza americana, Gretchen, ha deciso di battere il proprio record
personale nel risolvere cruciverba nell'arco della giornata. Per riuscire
nell'impresa deve risolverne 78 in 24 ore. Affascinata dalla sfida - e
stimolata dai messaggi ricchi di consigli che sua madre, a sua volta detentrice
di un record di 87 cruciverba, le lascia in segreteria - Gretchen stabilisce
come campo della sua sfida la città di New York, le sue strade
e, soprattutto, la sua metropolitana.
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21.00
Vegas: Based on a True Story
(Usa, 2008, 102')
di Amir Naderi
con Mark Greenfield, Alexis Hart, Nancy La Scala
Eddie Parker e sua moglie Tracy, operai, conducono con il figlio dodicenne
una tranquilla vita nei sobborghi della capitale americana del divertimento,
Las Vegas. Eddie, che ha il vizio del gioco, non ha mai vinto somme importanti
e Tracy, che si prende cura del piccolo giardino, fa di tutto per tenere
unita la fragile famiglia. Un giorno però si presenta uno sconosciuto.
L'uomo si mostra particolarmente interessato alla loro casa: sostiene
che abbia un che di speciale e fa un'offerta che ben presto diventerà
l'ossessione della famiglia. Ma quanto a fondo saranno disposti ad andare
nella faccenda?
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23.00
Wenn ich erst zur Schule geh'
(Un giorno andando a scuola, Germania Est, 1961, 14')
di Barbara e Winifred Junge
Il
primo cortometraggio alla base della saga cinematografica di più
di 42 ore (ultimata nel 2008) dedicata ai bambini della scuola del villaggio
di Golzow (ex Germania Est). La saga è tuttora il più lungo
documentario mai prodotto della storia del cinema.
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a s e g u i r e
Aiòn#oo1
(Italia, 2006, 47')
di _mar.core [aka Marco Rocca]
La documentazione video di una performance audiovisuale che
indaga e stimola la progressiva perdita della percezione del tempo cronologico
( krònos), verso la percezione “pluridimensionale”
del momento ( aiòn), attraverso l’utilizzo contemporaneo
di diverse fonti sonore, e immagini tratte da film di Ingmar Bergman (cui
il lavoro è dedicato, insieme al suo storico direttore della fotografia,
Sven Nykvist). Il movimento dei suoni è finalizzato a produrne
una percezione tridimensionale.
Le immagini sono state de-contestualizzate e ri-contestualizzate in un
nuovo montaggio coerente alle tracce musicali.
Ogni spettatore viene invitato ad ascoltare il proprio “concerto/performance
interiore”.
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DOMENICA 7 DICEMBRE 2008
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10.00 – 14.30
La saga di Golzow
(Germania, 1961-2007, 270' ca.)
di Barbara e Winifred Junge
Una selezione di alcuni episodi della saga, scelti da enrico
ghezzi.
I coniugi Junge hanno seguito per 47 anni le storie di ragazze
e ragazzi di una prima elementare della pacifica Golzow,
villaggio-modello della Ddr. Bambini, poi adolescenti e adulti; fino e
oltre la caduta del Muro e la svolta-trauma della riunificazione.
(il programma dettagliato è disponibile presso il
cinema)
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14.30
Falso ritorno e impossibile. Lisca bianca
(Italia, 1983-2009, 60' ca.)
di enrico ghezzi e Michele Mancini
Si può tornare solo dove non si è mai stati. Note su un
gioco a rintracciare il lavoro del cinema su due set vertiginosamente
d'autore (l'isoletta di Lisca Bianca in L'avventura di Michelangelo Antonioni
e Aci Trezza in La terra trema di Luchino Visconti).
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15.30 – 19.00
Jam session con registi, filosofi,
critici e pubblico
Segnaliamo al momento che nel corso degli incontri
Artur Aristakisyan, il grande cineasta
moldavo, autore degli epici e pluripremiati film Ladoni
e Un posto sulla terra,
interverrà sul tema l'incompiuto
cinema.
enrico ghezzi e
_mar.core [aka Marco Rocca] interverranno a partire dalle
loro opere presentate al Festival.
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19.00
Cristóvão Colombo
– O enigma
(Cristoforo Colombo, l'enigma, Portogallo, 2007, 75')
di Manoel De Oliveira
con Ricardo Trêpa, Leonor Baldaque, Manoel De Oliveira, Lourença
Baldaque
Per l'imminente e straordinario compleanno del grande regista (100 anni
il prossimo 11 dicembre) presentiamo l'ultimo lungometraggio, tuttora
non distribuito in Italia. Il film trae spunto dal libro Cristóvão
Colon era Português di Manuel e Silvia Jorge da Silva, marito e
moglie che, dedicando tutta una vita all'argomento, sostengono che il
mitico navigatore Cristoforo Colombo non sia in realtà genovese
ma portoghese e cercano in tutti i modi di dimostrarlo. A partire da questo
spunto De Oliveira costruisce una toccante e molto personale biografia
collettiva del Portogallo.
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21.00
Carne de fieras
(Spagna, 1936-1993, 71')
di Armand Guerra
con Pablo Alvarez Rubio, Marlène Grey, Georges Marck,
Tina de Jarque, Alfredo Corcuera
Ambientato nel mondo dello spettacolo, racconta la storia di Paolo, un
boxeur innamorato della moglie Aurora. Quest'ultima ha una relazione con
un cantante di cabaret e quando Paolo lo scopre cade in una profonda depressione
che lo porta a perdere un importante combattimento. Si riprende conoscendo
Marlene, un'artista di varietà che balla discinta in una gabbia
con quattro leoni, unita sentimentalmente al domatore Marck...
Il film è stato girato a Madrid nell'estate del 1936 all'inizio
della Guerra Civile spagnola. Terminate le riprese la produzione si è
interrotta e il negativo è rimasto nelle scatole per più
di 56 anni. Non essendo stata trovata la sceneggiatura originale è
stato montato seguendo le istruzioni dei ciak e del frammento del copione
conservato.
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22.15
Il miraggio interrotto
(Italia, 2007, 13’)
di Maicol Casale
con Werner Herzog, enrico ghezzi
Procida, “Il
Vento del Cinema” 2006: a bordo di una nave il regista Werner Herzog
presenta Fata Morgana, la cui proiezione si svolgerà al largo,
in mare aperto.
Il film è un documento reale e immaginario, il passaggio dalla
quiete del mare tranquillo e lo schermo silenzioso al disordine
del vento che rompe il miraggio.
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22.30
El sur
(Spagna, 1983, 95')
di Victor Erice
con Omero Antonutti, Sonsoles Aranguren, Icíar Ballaín,
Lola Cardona
Nella periferia di una città del nord della Spagna abitano Agustín,
medico, sua moglie Julia, maestra che ha subìto rappresaglie dopo
la guerra civile, e la loro figlia Estrella. Un giorno Estrella scopre
che nella vita del padre c'è stata un'altra donna che è
rimasta al Sud.
Il secondo lungometraggio del grande regista spagnolo è un film
incompiuto: per problemi di produzione le riprese vennero interrotte poco
dopo la metà del tempo previsto. Erice realizza comunque un capolavoro
modificando il progetto originario.
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Inoltre, nella seconda sala video allestita per
l'occasione al Cinema Procida Hall, si vedranno:
I palmi della mano (Ladoni,
Russia, 1993, 138')
di Artur Aristakisyan
Un
posto sulla terra (Mesto na zemle, Russia, 1994, 122')
di Artur Aristakisyan
Manhattan
by Numbers (Usa, 1993, 85') di Amir Naderi
A.B.C. Manhattan (Usa, 1997,
95') di Amir Naderi
Sound Barrier (Usa, 2005,
110') di Amir Naderi
La passeggera (Pasazerka,
Polonia, 1963, 58')
di Andrzej Munk
Il prato di Bezin (Bezin
lug, Urss, 1937, 30')
di Sergej Ejzenstejn
Lo
specchio a tre facce (La glace à trois faces,
Francia, 1927, 39') di Jean Epstein
e vari altri film sul tema insieme a numerosi girati, rushes, materiali
di lavorazione.
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Tutte le proiezioni e gli incontri sono ad ingresso gratuito.
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